Storia
L'etimologia del toponimo Castelnovo "Castrum
Novum" è legata alla storia del Castello eretto
nell'anno 920, allo scopo di difesa contro le sempre più
minacciose invasioni degli Ungari. Fu detto "novum"
perché posteriore di molti secoli ad altri antichissimi
castelli del Friuli. Questo castello appartenne inizialmente ai signori
di Castelnovo; passò poi nelle mani di molte famiglie
nobili, fino a quando la Repubblica di Venezia, che l'ottenne a spese
del Patriarca d'Aquileia, non lo concesse ad Antonio e poi a Gerolamo
Savorgnan. Con l'andare del tempo il castello perse la sua importanza -
anche militare - e andò in rovina, tanto che, nel 1881, fu
utilizzato come "cava di pietra" per l'ampliamento della vicina chiesa
di San Nicolò.
Del castello oggi è visibile la torre,
adibita a campanile, assieme ad alcuni resti dell'antica costruzione.
Si tratta di un luogo simbolico per il paese, testimonianza di antichi
scenari, e di suggestive atmosfere.
Importante dal punto di vista storico è anche Colle Monaco
(Loc. Celante). Su questo colle, che domina la vallata del torrente
Cosa, si trovava una chiesetta cinquecentesca rasa al suolo dal
terremoto del 1976 ed ora ricostruita. Di questa chiesa si conservano
una statua di pietra del santo titolare (datata 1514) firmata dal
Pilacorte e due altari lignei della scuola tolmezzina, ora custoditi
nella chiesa parrocchiale di San Carlo a Paludea. La presenza di resti
di fortificazioni fa supporre che in epoca tardo-antica Colle Monaco
fosse un luogo di vedetta e di controllo della Val Cosa. In seguito vi
si stabilì un monaco eremita; questo spiega, forse,
l'origine del nome.
Ambiente
Castelnovo offre al visitatore la
dolcezza di un paesaggio che cambia in continuazione mentre ci si
sposta tra i borghi disseminati tra le verdi colline, ricche di boschi
ombrosi e intersecate da piccoli ruscelli di fondovalle.
La pianura è dominata dal
torrente "Cosa" che scorrendo lambisce la borgata
di Paludea, riflettendo nella trasparenza delle sue acque, la
fatica di quelle donne che un tempo si inginocchiavano con faticose
manovre per lavare il bucato, immergendo le loro instancabili mani in
queste gelide acque. Naturalmente il "Cosa"
è stato insieme ad altre, una fondamentale risorsa, per la
sussistenza quotidiana dei tempi passati. Tipici esemplari di fauna
ittica sono infatti: la trota mormorata, i temoli, il salmerino di
fonte e sporadicamente i gamberi di fiume. Anche il torrente "Gerchia",
raggiungibile nei pressi della Loc. Oltrerugo, da uno degli
innumerevoli sentieri di Castelnovo offre uno spettacolo di splendidi
giochi d'acqua tra cascatelle e piccoli rigagnoli.

Nella stagione primaverile tra i colli
si aprono vedute caratterizzate dalle mescolanze cromatiche dei boschi
e dei prati fioriti. Un tempo questa zona era praticamente un
unico giardino ricoperto da frutteti, curati dall'abile mano dell'uomo,
su colli ripuliti da sterpi ed erbacce; il progressivo spopolamento del
territorio negli anni ha comportato una sorta di ritorno ad uno stadio
originario dell'ambiente, lasciando spazio ad un veloce rinvigorimento
della flora locale, soffocando così nel tempo le antiche vie
di comunicazione e gli antichi panorami.

Con tali premesse, Castelnovo si presenta agli
occhi del turista visitatore, pronto per inoltrarsi tra antichi
sentieri, ieri percorsi di fatica, oggi veicoli di passeggiate
naturalistiche, per ammirarne le varietà di fiori ed erbe,
che oltre a costituire una vera peculiarità cromatica di
queste zone, rappresentano da sempre un'importante fonte di utilizzo in
ambito culinario e medicamentoso. Passeggiando tra i tipici sentieri
acciottolati detti "trojs", secondo itinerari
precisi curati dalla biblioteca, si incontrano spesso anche i ruderi di
vecchie case, di stalle, di muri e selciati, insieme ad ancone e
sporadiche tracce di fonti d'acque e fontane. Certamente Castelnovo si
presta agevolmente all’ispirazione artistica: i suoi
panorami, la sua natura sono stati e sono ancora i soggetti preferiti
tra pittori e poeti della zona.