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Vini

L'economia locale, di tipo familiare è basata quasi esclusivamente sulla coltivazione di alberi da frutta e delle viti che producono ottimi vini. Le colline castellane furono giudicate morfologicamente adatte alla viticoltura fin dai tempi dei romani, considerati i primi diffusori della coltivazione della vite in Friuli.

Vigne a Castelnovo

Tra i personaggi illustri che apprezzarono questi vini, ricordiamo “il Pordenone”, i vescovi del Concilio di Trento e Napoleone, che li fece requisire per le truppe e gli ufficiali francesi.

Picolit Neri :: Il nome significa “piccolino”, che deriva probabilmente dalla forma minuta degli acini.

Ucelut :: È un vitigno friulano autoctono che da secoli alligna nei colli del Friuli Occidentale e principalmente nelle zone collinari di Castelnovo del Friuli, Valeriano e Pinzano al Tagliamento.

Uva Ucelùt Appartiene alle cosiddette "uve uccelline" ossia ai vitigni che fruttificano ai bordi dei boschi e i cui acini venivano appetiti dagli uccelli.

Scjaglin :: Vitigno friulano autoctono, noto nelle colline dello Spilimberghese già dal XV sec. Il nome trae origine da "schiavolino" cioè vino della Slavia.

Cianorie :: Si tratta di un vino dalla moderata acidità e dal profumo gradevole. Il vitigno non fu mai intensamente coltivato in Friuli.

Uva Refosco a Paludea

Forgiarin :: Prende il nome da Forgaria, paese del Friuli Occidentale. Un tempo il vitigno era molto diffuso nei colli di San Daniele, nello Spilimberghese e nel Maniaghese. È un vino ricco di aromi fruttati che lo rendono piacevole, sobrio e versatile a tavola.

Cividin :: Vecchio vitigno proveniente dalle vallate del Cividalese diffusosi poi nelle colline del distretto di Maniago, Meduno, Navarons e nella zona di Vito d'Asio. Ora si trova mescolato tra i filari delle altre varietà. Dà un vino delicato e profumato, già apprezzato nel '600 e '700.


Gastronomia

Nell'ottica del recupero delle tradizioni e della cultura locale, la Pro Loco di Castelnovo del Friuli è impegnata da anni nella conservazione delle antiche coltivazioni domestiche (ortaggi e alberi da frutta) con progetti di rivalutazione proposti annualmente in collaborazione con il Comune e la Provincia di Pordenone.
Qui l’arte culinaria riceve un'attenzione particolare. Tiglio, sambuco, malva, tarassaco, menta, erba cipollina, "sclupit", "pistum", asparagi selvatici e funghi sono solo alcune delle innumerevoli varietà di erbe che un tempo venivano utilizzate per le diverse necessità di sopravvivenza quotidiana; come non ricordare le "rivendicules", figure femminili che commerciavano queste erbe in diverse località del Friuli, custodi preziose di un patrimonio di conoscenze nate da una straordinaria integrazione con il loro ambiente naturale.

Prodotti Tipici

Il Formaj Salat :: Il formaggio salato è un prodotto tipico della pedemontana spilimberghese. La sua origine si perde nella notte dei tempi, quando tra i pascoli e le stalle di Travesio, Castelnovo del Friuli, Clauzetto e Vito d'Asio, l'allevamento delle vacche da latte era intensamente diffuso e praticato. Tale attività si traduceva conseguentemente in un ampia diffusione del commercio del formaggio montasio.
Molti di questi allevatori ma anche diversi ristoratori, possedevano la così detta "salamoia", cioè un preparato di fermenti lattici vivi, con l'aggiunta di panna, acqua, sale e latte, dalla consistenza piuttosto cremosa, adatta a dare al formaggio che veniva immerso, una morbidezza inconfondibile. Questo procedimento viene usato anche oggi ed il formaggio salato rimane sempre una specialità tipica della pedemontana spilimberghese. Particolarmente difficile da conservare, la salamoia va opportunamente trattata, con la periodica aggiunta di panna, acqua, sale e latte. Dopo questa lavorazione, il formaggio assume un gusto intensamente saporito, e quindi gradevole al palato .
Va ricordato che esistono salamoie, conservate in tini di legno, che hanno oltre 160 anni. Il formaggio che ne viene ricavato, risulta così inconfondibilmente appetitoso, rimandando ad un mondo di gusti ormai perduti. Per ottenere questi ottimi risultati è fondamentale operare con molta cura.

Bocconcini di Montasio e Speck :: Per trovare le origini di questo piatto, dobbiamo tornare ai tempi dei nostri nonni, quando il reperimento del legname, per il riscaldamento era una delle necessità prioritarie. Così gran parte della famiglia, alle soglie dell'inverno, si recava nei boschi, con accette e seghe, per procurarsi questo materiale. Nella maggior parte dei casi, non si rientrava a casa per il pranzo, ma si accendeva un fuoco e ci si radunava tutti insieme per pranzare e scaldarsi un po'. Il pasto era molto semplice e frugale, composto da formaggio montasio, salame e vino "di casa". Alcuni dei commensali, con una bacchettina di legno appuntita, simile ad un piccolo spiedo, facevano sciogliere il formaggio sulle braci e lo avvolgevano poi dentro una fetta di salame. Proprio da questa abitudine nascono i bocconcini allo speck: un cuoco di Castelnovo infatti, dopo aver riscoperto questa ricetta ha aggiunto una variante, pensando di avvolgerne il cubetto di montasio dentro una fetta di speck, per cucinarlo poi su una griglia o su una piastra calda.

 

 
 

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